Articoli originali
Ripensare la prima colazione: aspetti cognitivi, psicologici e metabolici
JAMD 2026;29(1):6-16
Numerose evidenze scientifiche indicano che il consumo regolare della prima colazione è associato a migliori esiti di salute in tutte le fasce di età. Tuttavia, i dati epidemiologici mostrano come la colazione rappresenti frequentemente il pasto più trascurato e ripetitivo, talvolta limitato all’assunzione di una sola bevanda e spesso consumato fuori casa per ragioni di tempo o abitudine. Obiettivo del presente lavoro è analizzare criticamente le evidenze disponibili sul ruolo della prima colazione nella salute metabolica, cognitiva e psicologica, esplorando al contempo le abitudini e i comportamenti ad essa associati. Sebbene gran parte delle evidenze derivi da studi osservazionali, si osserva un’associazione tra una colazione adeguata e il miglioramento della funzione cognitiva, del profilo lipidico, della sensibilità insulinica e della tolleranza glucidica, con effetti favorevoli anche sui pasti successivi. Inoltre, il consumo regolare della colazione risulta correlato a un BMI più basso e a una riduzione del rischio di obesità, mentre il suo mancato consumo è associato a un aumento del rischio di diabete mellito tipo 2. Infine, omettere la colazione si associa a un aumento del rischio di sintomi depressivi, stress e alterazioni del tono dell’umore. Alla luce di tali evidenze, nel rispetto dei fabbisogni nutrizionali individuali, appare opportuno promuovere e supportare la regolare assunzione della prima colazione. La crescente attenzione verso le componenti edonistiche e utilitaristiche della scelta alimentare sottolinea la necessità di proporre colazioni gustose, variate e adeguate da un punto di vista nutrizionale. In tale prospettiva, la diversificazione di questo pasto, anche attraverso modelli alternativi rispetto alle consuetudini alimentari italiane, può rappresentare una strategia efficace per migliorarne l’accettabilità e la regolarità di consumo.
La corsa nel paziente con diabete mellito tipo 1: basi teoriche e risultati sul campo
JAMD 2026;29(1):17-30
SCOPO DELLO STUDIO
Ricordare i fondamenti della fisiopatologia dell’esercizio fisico nel DMT1 con suggerimenti sull’adattamento della terapia insulinica e dell’apporto di carboidrati per attività aerobica di breve durata. A supporto, vengono poi descritte le strategie di adattamento metabolico ad una corsa competitiva di 10 km di cinque atleti in terapia con microinfusore in modalità ibrida automatizzata per la maggior parte passati alla modalità manuale solo durante la corsa, correlando i profili del sensore alle scelte terapeutiche individuali e ai principi fisiopatologici descritti.
DISEGNO E METODI
Revisione critica con analisi osservazionale di cinque atleti seguiti da diabetologi esperti in ambito sportivo in terapia con microinfusori a sistema ibrido. Per uniformare i profili glicemici della gara è stato impiegato in parallelo un unico tipo di sensore aggiuntivo. Sono state raccolte anche informazioni su adattamenti della basale, modifiche del bolo pre-gara e integrazione di carboidrati (CHO).
RISULTATI
Nonostante strategie differenti (riduzione o sospensione temporanea della basale, modulazione del bolo di colazione, assunzione mirata di CHO), tutti hanno mantenuto un controllo glicemico soddisfacente durante l’esercizio aerobico. Le variazioni glicemiche sono risultate coerenti con intensità e durata dello sforzo, con occasionali incrementi iniziali legati allo stress pre-gara e lievi cali post-esercizio prevenuti con integrazione mirata. È emersa una marcata variabilità interindividuale, influenzata da allenamento, sensibilità insulinica ed emotività.
CONCLUSIONI
La corsa aerobica di 10 km è compatibile con un buon compenso metabolico nel DMT1 se supportata da adeguata preparazione, tecnologia ibrida o adattamento manuale e personalizzazione terapeutica. L’esperienza individuale, integrata da solide basi fisiopatologiche e dal supporto del team diabetologico, rappresenta il fattore chiave per ottimizzare sicurezza e performance.
Survey
Sempre la stessa colazione?
JAMD 2026;29(1):31-35
La colazione rappresenta un elemento rilevante per l’equilibrio metabolico e per la prevenzione delle patologie croniche, ma è spesso caratterizzata da abitudini ripetitive, od omissioni. Il Gruppo Cibo e Salute dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) ha condotto una survey per indagare le abitudini personali relative alla colazione tra i diabetologi italiani. Nel settembre 2025 è stato somministrato un questionario online ai soci AMD, raccogliendo 200 risposte. Il 90% dei partecipanti ha dichiarato di consumare abitualmente la colazione, prevalentemente a domicilio (81,5%). Tuttavia, il 38% riferisce di non variare mai la tipologia di colazione e solo il 9% di modificarla quotidianamente. La colazione dolce rappresenta la scelta predominante (oltre l’80%). Il consumo di alimenti ultraprocessati è risultato non trascurabile: il 31,5% ne riferisce un’assunzione quotidiana o più volte alla settimana.
I risultati evidenziano un’elevata adesione all’abitudine della colazione tra i diabetologi, ma anche una limitata variabilità e una significativa presenza di alimenti ultraprocessati. Questi dati sottolineano la necessità di promuovere una maggiore consapevolezza sulla qualità nutrizionale della colazione anche tra i professionisti sanitari, con possibili ricadute positive sulla pratica clinica e sull’educazione dei pazienti.
Case Report
Efficacia del sistema AHCL Minimed 780 e accuratezza del sensore Simplera Sync in una paziente con diabete tipo 1 in emo-dialisi
JAMD 2026;29(1):36-40
La gestione del diabete tipo 1 in pazienti in trattamento emodialitico rappresenta una sfida clinica complessa a causa della variabilità glicemica e dell’alto rischio di ipoglicemia che si associano a tale condizione. Riportiamo il caso di una donna di 62 anni con diabete tipo 1 pluricomplicato e controllo metabolico scadente, trattata con successo con il sistema Advanced Hybrid Closed Loop (AHCL) Minimed 780. Oltre che ad un marcato miglioramento di TIR e GMI senza aumento del TBR, tale sistema ha determinato una potenziale riduzione delle crisi ipoglicemiche, che tipicamente si manifestano durante le sessioni di dialisi, attraverso il ricorso sistematico al target temporaneo. Infine, nella nostra paziente il CGM Simplera Sync ha fornito misurazioni glicemiche sia intra che inter-dialisi pressoché sovrapponibili a quelle ottenute con le tipologie di glucometri ritenute più attendibili in dialisi, riprova indiretta dell’elevata accuratezza di tale sensore.
Piede diabetico acuto a presentazione subdola con arteriopatia distale misconosciuta: importanza del timing e della rivascolarizzazione
JAMD 2026;29(1):41-46
Il piede diabetico acuto può presentarsi con un quadro clinico inizialmente sfumato, nonostante il rischio elevato di evoluzione verso infezione profonda, sepsi e amputazione maggiore. In questo Case report si descrive un paziente con diabete mellito di lunga data, neuropatia, arteriopatia distale misconosciuta ed una minima lesione interdigitale. Nonostante eco-Doppler con flussi polifasici, l’ossimetria transcutanea e l’angiografia hanno documentato una compromissione critica della perfusione dell’avampiede, richiedendo rivascolarizzazione endovascolare mirata dei vasi infrapoplitei e delle arterie del piede. L’associazione di rivascolarizzazione con debridement chirurgico, amputazione del 4° raggio e terapia antibiotica mirata ha consentito la risoluzione dell’infezione e la guarigione completa della ferita, evitando un’amputazione maggiore. Il caso sottolinea l’importanza del riconoscimento precoce delle forme a presentazione subdola, dei
limiti delle sole metodiche ultrasonografiche, della necessità di estendere lo studio angiografico e la rivascolarizzazione ai vasi distali e del concetto “Time is tissue” nella gestione multidisciplinare
del piede diabetico acuto.
Review
Diabete di tipo 1, farmaci per l’eccesso ponderale ancora nessuno? Una revisione delle prove scientifiche a supporto dell’utilizzo di farmaci incretinici nel diabete di tipo 1
JAMD 2026;29(1):47-54
Il diabete mellito di tipo 1 (DM1) è una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche, associata a ridotta aspettativa e qualità di vita e a un elevato rischio di complicanze croniche, in particolare cardiovascolari. Nonostante i progressi nella terapia insulinica e nelle tecnologie di somministrazione, una quota significativa di pazienti non raggiunge i target glicemici raccomandati e presenta frequentemente fattori di rischio extra-glicemici, tra cui sovrappeso, obesità e insulino-resistenza, configurando il cosiddetto “doppio diabete”. In questo contesto, i farmaci incretinici, già ampiamente utilizzati nel diabete di tipo 2 e nell’obesità, rappresentano una potenziale strategia adiuvante nel DM1. Le evidenze disponibili, sebbene ancora limitate soprattutto per tirzepatide, indicano benefici significativi sul controllo metabolico e sul peso corporeo. Studi clinici randomizzati e osservazionali dimostrano riduzioni dell’emoglobina glicata di circa 0,5%, una diminuzione del fabbisogno insulinico, soprattutto prandiale, e un miglioramento del tempo nel range glicemico. Inoltre, è documentato un rilevante effetto sul calo ponderale, particolarmente nei pazienti con sovrappeso o obesità. Le meta-analisi confermano un profilo di sicurezza favorevole, senza aumento significativo del rischio di ipoglicemie gravi o chetoacidosi. Dati osservazionali suggeriscono anche una possibile riduzione della mortalità e dell’utilizzo di risorse sanitarie. In conclusione, gli incretinici rappresentano una promettente opzione terapeutica aggiuntiva nel DM1, soprattutto in sottogruppi selezionati. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi randomizzati di ampie dimensioni per confermare efficacia e sicurezza a lungo termine.
Gestione tecnologica del diabete di tipo 1: panoramica dei si- stemi attuali e futuri
JAMD 2026;29(1):55-64
Il monitoraggio continuo della glicemia, l’infusione sottocutanea continua di insulina e i sistemi di Somministrazione Automatica di Insulina (Automated Insulin Delivery, AID) hanno progressivamente migliorato il controllo glicemico e ridotto le complicanze del diabete. I sistemi AID si sono evoluti nel tempo, sviluppando livelli di automazione sempre maggiori: dai sistemi di sospensione dell’insulina ai closed loop completamente automatizzati, anche multi-ormonali. Tali tecnologie si basano su diversi algoritmi di controllo, tra cui il Proporzionale–Integrale–Derivativo (Proportional–Integral–Derivative, PID), il Controllo Predittivo Basato su Modello (Model Predictive Control, MPC), la logica fuzzy e approcci di machine learning. Parallelamente si sono sviluppati sistemi open source “do-it-yourself” come AAPS, Loop e OpenAPS. Numerosi studi randomizzati controllati e studi real-world dimostrano che i sistemi ibridi ad ansa chiusa migliorano significativamente il Time in Range, l’emoglobina glicata e riducono le ipoglicemie, la chetoacidosi e la mortalità rispetto alla terapia multi-iniettiva, migliorando la qualità di vita, aumentando autonomia e sicurezza nei pazienti e caregiver. I principali sistemi ibridi ad ansa chiusa in commercio differiscono per algoritmo, grado di automazione e dispositivi compatibili. Essi utilizzano modelli PID, MPC o adattivi, offrendo target personalizzabili, funzioni di sicurezza e attività fisica. Le evoluzioni dei sistemi di somministrazione automatica di insulina includono il pasto annunciato, il full closed loop, nuovi algoritmi adattivi e sistemi biormonali. Sono in sviluppo microinfusori, sensori avanzati e tecnologie impiantabili, con l’obiettivo di ridurre l’intervento dell’utente, migliorare il controllo glicemico e prevenire ipoglicemie e complicanze.
Punto di vista
Stream of economicsness
JAMD 2026;29(1):65-68


