La terapia ipoglicemizzante non insulinica nel setting ospedaliero: lo stato dell’arte. Proposte di applicazione clinica per glifozine e incretinomimetici

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L’iperglicemia è evento comune nei pazienti ospedalizzati ed è un marker indipendente di morbilità e mortalità nei malati sia critici che non critici, pertanto il mantenimento di un buon controllo glicemico durante il ricovero si dimostra in grado di migliorare gli outcome e ridurre i costi della degenza.

L’insulina rappresenta il principale trattamento ipoglicemizzante impiegato in ambito ospedaliero, ma esso richiede personale sanitario formato e può comportare un rischio non trascurabile di ipoglicemia.

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente uso in ambito ambulatoriale di farmaci ipoglicemizzanti ad azione innovativa, quali i glicosurici (sodio-glucosio co-transporter 2 inibitori, SGLT2-i) e gli incretinomimetici (agonisti del recettore glucagon-like peptide-1, GLP1-RA e dipeptidil-peptidasi IV inibitori, DPP4-I). Il loro utilizzo in ambito diabetologico è ormai consolidato anche alla luce delle raccomandazioni nelle più recenti linee guida relative al trattamento del diabete in termini di efficacia e protezione cardionefrovascolare.

Sono ancora pochi i dati disponibili a supporto della loro adozione nella pratica clinica di routine per il trattamento dei pazienti ospedalizzati. È però suggestivo ipotizzarne un maggiore impiego ospedaliero in quanto essi potrebbero ridurre la necessità di insulinoterapia, tenendo, tuttavia, in considerazione i possibili effetti collaterali e la disponibilità nel prontuario ospedaliero.

Lo scopo di questa review è quello di analizzare la letteratura inerente alle possibili indicazioni e limitazioni dei glicosurici e degli incretinomimetici in ospedale, con particolare focus sulla sicurezza e tollerabilità in alcuni contesti specifici.

In conclusione allo stato attuale appare ragionevole proporre di utilizzare nei pazienti non critici i DPP4-I soprattutto se anziani, fragili o con insufficienza renale; i GLP1-RA nei pazienti in prevenzione secondaria o ad alto rischio cardiovascolare, gli SGLT2-i nei pazienti con scompenso cardiaco.

PAROLE CHIAVE diabete; paziente ospedalizzato; terapia; incretinomimetici; glicosurici.

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